La Drosera è una pianta carnivora appartenente alla famiglia delle Droseraceae. In natura ne esistono circa 150 specie, per la maggior parte diffuse nell’emisfero australe (in particolare in Australia, Nuova Zelanda, Africa meridionale e Sud America), mentre una minor diversità è presente nell’emisfero boreale (specialmente in Eurasia e nel Nord America).

Le varie specie hanno tutte in comune il fatto che le loro foglie (generalmente di colore verde o rosso) siano ricoperte da piccoli tentacoli colorati, sui quali si adagiano goccioline di una sostanza appiccicosa, secreta da apposite ghiandole che si trovano all’apice di questi ultimi. I fiori a cinque petali della Drosera sbocciano durante il periodo primaverile/estivo, ma hanno vita breve: dopo circa tre giorni, infatti, appassiscono, per lasciare spazio alla fase di produzione dei semi. Al contrario dei suoi fiori, questa pianta carnivora è famosa per la sua longevità: può raggiungere, infatti, anche i 50 anni di vita.

pianta drosera

A seconda della specie, le dimensioni possono variare da pochi centimetri a misure di tutto rispetto; in Italia, la varietà più diffusa è la Drosera capensis, originaria del continente africano.

Una piccola curiosità: la Drosera possiede proprietà sedative e antinfiammatorie. Per questo, in omeopatia viene anche utilizzato il suo macerato come calmante per la tosse e, facendo essiccare la pianta, vengono prodotti infusi e tisane utili per contrastare problemi all’apparato respiratorio.

Ambiente

fiore drosera

Fiore della Drosera

Comunemente alle altre piante carnivore, anche la Drosera ha bisogno di un terreno a ph acido (inferiore a 7, più questo numero è basso più il suolo è acido) per poter sopravvivere. Il mix ideale per coltivarla, quindi, è dato da un 70% di torba di sfagno e un 30% di perlite (o sabbia, indifferentemente che sia di quarzo o grossolana).

Per quanto riguarda l’esposizione alla luce, bisogna prestare attenzione alle singole specie. Vi sono alcune, come ad esempio la D. capensis, che amano gli ambienti molto luminosi o, addirittura, l’esposizione diretta ai raggi solari. Altre, come ad esempio la D. adelae o la D. prolifera, soffrirebbero se esposte direttamente al sole, necessitando di ambienti ombreggiati e umidi.

Temperatura

Nonostante sia originaria di territori dove il clima è sempre piuttosto caldo, questa carnivora resiste bene anche a temperature più basse. Si può mantenere tra i 5° ed i 30°C, sebbene sia meglio non scendere al di sotto di questa soglia minima onde evitare che perda le sue foglie. La fascia climatica ideale per il suo sviluppo resta, tuttavia, compresa tra i 15° ed i 30°C.

Mantenimento

drosera darwiniana

Drosera Darwiniana

Le cure da prestare a questa pianta carnivora sono davvero poco dispendiose in termini di tempo. Durante la stagione calda, l’apporto idrico deve essere abbastanza frequente ed è consigliabile lasciare sempre circa due centimetri di acqua nel sottovaso; durante l’inverno, invece, è sufficiente assicurarsi che il terreno rimanga umido. Ricordiamo che l’acqua da utilizzare deve essere sempre piovana, o demineralizzata.

Come per le altre piante carnivore, inoltre, non è richiesto alcun tipo di concimazione, in quanto i nutrienti arrivano dalla digestione degli insetti catturati. Un ulteriore apporto potrebbe, addirittura, causare il “soffocamento” della pianta.

È consigliabile, infine, procedere ad un rinvaso annuale coincidente con il periodo della ripresa vegetativa (corrispondente più o meno al mese di febbraio).

Moltiplicazione

Generalmente, questa pianta carnivora si riproduce “automaticamente” senza l’intervento dell’uomo. Infatti, dagli stoloni della pianta madre si sviluppano le radici e, conseguentemente, le nuove piantine, nello stesso vaso della Drosera madre (o nella stessa porzione di terreno se non coltivata in vaso). Basta, quindi, aspettare questo sviluppo autonomo e spostare, poi, il nuovo esemplare in un altro vaso (contenente lo stesso mix di terreno del precedente), prestandogli le stesse cure da rivolgere alle piante adulte.

Inoltre, la Drosera è una pianta dai fiori auto-impollinanti: ciò significa che è sufficiente possedere una pianta che fiorisca e produca semi fertili per poterla riprodurre. I semi ottenuti, in seguito, vanno adagiati sul terreno e sottoposti alle giuste condizioni climatico-ambientali (temperatura non inferiore ai 5°C, corretta esposizione alla luce ed umidità).

Infine, si possono ottenere nuove piccole drosere anche partendo da una talea fogliare. Basta, infatti, staccare delicatamente una foglia sana dalla pianta madre, e riporla nel terreno: in poco tempo, inizieranno a spuntare le prime radici e nascerà, quindi, la nuova piantina.

Avversità

Essendo una pianta carnivora particolarmente resistente, la Drosera non si “ammala” facilmente se coltivata in modo corretto. Tuttavia, può essere soggetta alla comparsa di afidi, i quali si possono facilmente rimuovere passando delicatamente un panno pulito sulle zone della pianta colpite; in alternativa, si possono utilizzare i “rimedi della nonna”, preparando macerati a base di aglio, peperoncino o sapone di marsiglia.

Per un ulteriore approfondimento sulle avversità legate alle piante carnivore, invitiamo alla lettura della scheda “Avversità delle piante carnivore“.

Come cattura gli insetti

trappola drosera

Cattura di un insetto

A differenza di altre famiglie di piante carnivore, la trappola della Drosera è costituita da tutta la foglia. I tentacolini di cui questa è ricoperta si chiamano “peli unicellulari” e svolgono un’importante funzione: al loro apice vi sono delle piccole ghiandole (definite “ghiandole collose”), il cui compito è quello di secernere una sostanza appiccicosa e zuccherina, atta ad attirare e catturare i piccoli insetti. Insieme a questa sostanza vengono prodotti anche gli enzimi necessari alla digestione delle prede.

Una volta catturato l’insetto, i peli unicellulari cominciano a ripiegarsi verso l’interno della foglia (in alcune specie, è l’intera foglia che inizia ad avvolgersi su se stessa), intrappolando, così, in modo definitivo il loro pasto. Grazie agli enzimi prodotti, la pianta è in grado di dare inizio alla fase digestiva e i nutrienti necessari al suo sostentamento sono assorbiti grazie a specifiche ghiandole, definite “sessili”, poste lungo la superficie fogliare.