La Nepenthes è una pianta carnivora appartenente alla famiglia delle Nepenthaceae, di cui costituisce l’unico genere (si parla, infatti, di una famiglia monotipica). In natura ne esistono circa 170 specie, diffuse principalmente in territori tropicali:  il genere è particolarmente presente nella penisola malese, mentre una maggiore biodiversità è presente sulle montagne del Borneo, nelle Filippine e sull’isola di Sumatra. La distribuzione delle varie specie a livello globale include anche le Seychelles, lo Sri Lanka, la parte occidentale dell’Australia e il Madagascar.

Le varie specie di Nepenthes sono principalmente terrestri, anche se, in alcuni casi, possono essere epifite. Queste piante carnivore sono formate da uno stelo che può raggiungere anche i 15 m di lunghezza (per circa un centimetro di diametro), ai lati del quale si alternano le foglie. La nervatura centrale di queste ultime si estende anche oltre la loro lunghezza, formando un viticcio che contiene la trappola cattura insetti. Raggiunta una determinata altezza, che varia a seconda delle varie specie, la pianta comincia a far nascere foglie con viticci che si arrotolano su se stessi: questo espediente serve all’esemplare per arrampicarsi o sostenersi a ciò che lo circonda, onde evitare che lo stelo possa spezzarsi per il peso da sopportare.

Una piccola curiosità: il nome di questa carnivora deriva dal greco antico “ne” (non)- “pénthos”(dolore) e richiama l’episodio dell’Odissea durante il quale una regina egizia dona ad Elena un farmaco per cancellare i ricordi e smettere di soffrire (il “nepenthes pharmakon”). Il nome fu, poi, attribuito a questa pianta da Linneo, il quale, immaginandosi la difficoltà per un botanico di trovarne un esemplare in natura, pensò che il suo ritrovamento potesse portare sollievo e alleviare la fatica sostenuta per intraprendere il viaggio di scoperta.

Ambiente

Coltivare la Nepenthes non è semplice come può esserlo per altre tipologie di piante carnivore. Innanzitutto, c’è bisogno del giusto terreno. In merito a questo punto, negli anni sono sorte svariate diatribe tra i coltivatori su quale fosse il mix di terriccio più adeguato: il risultato emerso è che percentuali troppo elevate di torbe condurrebbero ad un rallentamento della crescita della pianta, pertanto è consigliato usarne in quantità modeste (un’alternativa possibile è costituita dalle seguenti proporzioni: 2/5 di corteccia di pino, 2/5 di perlite e 1/5 di torba di sfagno). Altri elementi che possono essere utilizzati sono la fibra di cocco, la sabbia silicea o la fibra di sfagno lungo. L’importante è che il risultato finale sia un terreno ben drenante (sono piante che non amano i ristagni idrici), povero di elementi nutritivi e acido (il ph può, tuttavia, anche tendere a valori neutri). In molti, comunemente, utilizzano il classico mix di terreno usato anche per altre piante carnivore (torba acida di sfagno e perlite), in quanto facile da preparare e ben drenante: va bene, ma è certamente diverso dalla tipologia di suolo in cui le Nepenthes vivono in natura.

Elemento cruciale per lo sviluppo corretto di questa pianta carnivora è la luce. Attenzione, però, non il contatto diretto coi raggi del sole. In natura, infatti, queste piante sono spesso protette dalle foglie degli alberi sotto i quali vivono. Tuttavia, data la loro origine, hanno a disposizione un habitat luminoso per circa 14/15 ore al giorno, ed è questo l’aspetto importante per poterle coltivare: esporle in un ambiente che garantisca una buona quantità di luce per un lungo arco temporale. La scelta ideale risulta, quindi, la coltivazione in un terrario: ideale per l’estate, ma soprattutto per la stagione invernale, quando alle latitudini più elevate le ore di luce a disposizione durante la giornata sono davvero poche. Se si desidera coltivare la Nepenthes all’esterno, è bene proteggerla con un apposito telo bianco durante l’estate, in modo che filtri la potenza dei raggi UV.

Un altro fattore ambientale importante è l’umidità. Queste carnivore, infatti, amano gli ambienti umidi e poco ventilati. La percentuale di umidità necessaria si aggira intorno al 70/80%, e vi sono rare specie che ne necessitano una addirittura maggiore. Se non esposta alla giusta umidità, la pianta potrebbe addirittura morire.

Infine, ultimo elemento da considerare per la creazione dell’habitat ideale per la Nepenthes è il ricircolo dell’aria. La maggior parte delle specie vivono tranquillamente in ambienti chiusi e poco areati, alcune anche al’interno di serre dove l’elevatissimo tasso di umidità e la pressoché nulla aerazione rendono difficoltoso all’uomo il potervi permanere all’interno. Tuttavia, queste condizioni ambientali favoriscono anche lo sviluppo di funghi e muffe, assai pericolosi per la sopravvivenza degli esemplari. Non appena ci si accorge della loro presenza, occorre agire trattando le piante con un buon fungicida e aprendo il terrario per farvi circolare l’aria. Il consiglio, tuttavia, è quello di cercare di evitare di arrivare al punto di formazione di tali patogeni, dotando la teca di un buon sistema di ventilazione o, in alternativa, aprendolo per qualche minuto ogni giorno.

Temperatura

La temperatura ideale per la coltivazione della Nepenthes varia a seconda del suo habitat di origine. Così, ad esempio, la fascia ideale per le Nepenthes highland (le specie che in natura vivono dai 1500 ai 2000 metri s.l.m e oltre) è dai 5°C (temperatura media minima raggiunta di notte) ai 30°C (temperatura media massima durante il giorno), mentre per le Nepenthes lowland (le specie che vivono in zone più basse) questa fascia è compresa tra i 18°C (temperatura minima sotto la quale non si deve scendere) e i 30/35°C. Si può facilmente intuire, quindi, come alla nostra latitudine non sia possibile coltivare questa pianta carnivora all’esterno durante la stagione invernale. Il consiglio resta, dunque, quello di far crescere questa tipologia di carnivora all’interno di un terrario, nel quale è più facile ricrearne l’habitat d’origine.

Rispettare le giuste temperature è molto importante per la sopravvivenza della Nepenthes: a differenza di altre piante, infatti, il “cuore” di questa carnivora non risiede nel suo apparato radicale, ma in quello fogliare. Questo è chiaramente molto più esposto ai fattori climatici e agli sbalzi di temperatura e risulta molto più vulnerabile. Se esposto a temperature troppo rigide, o eccessive, potrebbe subire gravi danni e condurre, nei casi peggiori, anche alla morte della pianta.

Un piccolo ulteriore consiglio: potrebbe sembrare una sciocchezza, ma anche nel caso si rendesse necessario uno spostamento della pianta da un luogo all’altro utilizzando la propria auto, sarebbe necessario riscaldare prima l’ambiente se troppo freddo, onde evitare che l’esemplare si stressi.

Mantenimento

Per quanto riguarda l’annaffiatura, la Nepenthes non ama i ristagni idrici. È sufficiente che il terreno sia umido, pertanto è sconsigliato utilizzare sottovasi per i vasi piccoli, mentre si possono utilizzare per quelli più grandi (più alti di almeno 10 cm). In questo caso, infatti, l’acqua presente nel sottovaso manterrebbe umido il terriccio senza, tuttavia, arrivare ad inzuppare le radici della carnivora. Sarebbe, comunque, preferibile innaffiare queste piante dall’alto, solo e quando il terreno tenda ad asciugarsi: è meglio, infatti, un substrato più asciutto che uno fradicio. Nei terrari, inoltre, bisogna tener conto che le temperature possono aggirarsi intorno ai 30°C, mentre, spesso, la temperatura dell’acqua è di lunga inferiore. Questo sbalzo termico potrebbe causare danni alle radici, pertanto è consigliabile intiepidire l’acqua prima di procedere all’irrigazione (è lo stesso “trucchetto” utilizzato per la coltivazione delle orchidee). Ricordiamo, infine, che l’acqua da utilizzare è rigorosamente quella piovana o demineralizzata (si può optare anche per l’acqua minerale in bottiglia, a patto che il suo residuo fisso non superi i 50 mg/l).

Un elemento da non sottovalutare per il mantenimento in salute della pianta è lo stress al quale è sottoposta. Il cambiamento delle condizioni climatiche, del tasso di umidità, forti sbalzi termici, correnti d’aria… sono tutti fattori che contribuiscono a stressare la Nepenthes e a metterne a repentaglio la sopravvivenza, in quanto difficilmente riuscirebbe a recuperare lo stato di salute antecedente. In caso si ravvisino i primi sintomi, si può provare a ridurre l’intensità della luce alla quale la pianta è esposta (mantenendola, comunque, attiva per molte ore), o a “incappucciarla” con un sacchetto di cellophane trasparente da chiudere alla base, se il problema risulta una carenza di umidità.

I rinvasi possono essere un’ulteriore causa di stress, pertanto andranno effettuati solo se strettamente necessari e prestando molta attenzione e delicatezza nella manipolazione delle fragili e sottili radici.

Per tutti coloro che si avvicinano alla coltivazione di un esemplare di Nepenthes, o per i quali sia la prima pianta carnivora, è consigliata la scelta della Nepenthes ventrata (ibrido originario delle zone asiatiche, ottenuto dalla N. ventricosa e dalla N. alata), in quanto leggermente più robusta delle altre specie (necessita, tuttavia, delle giuste attenzioni sopra esposte).

Moltiplicazione

Questa pianta carnivora può essere moltiplicata sia per seme che per talea.

Moltiplicazione per seme

Questa modalità presenta maggiori difficoltà rispetto all’alternativa per talea, pertanto arrivare alla germinazione può essere considerato un vero e proprio successo. Il primo passo è la preparazione del substrato: bisogna preparare il mix di torba acida di sfagno e perlite (in parti uguali), poi riporlo all’interno di un vasetto. Ci si può, poi, procurare un po’ di sfagno secco, da spargere sbriciolato sulla sommità del composto. Dopo aver effettuato queste operazioni, il terriccio va prima nebulizzato, poi ci si possono adagiare sopra i semi, disponendoli in modo omogeneo su tutta la superficie.

Il vasetto va mantenuto alle corrette condizioni di luce e umidità, pertanto è bene conservarlo all’interno di un apposito terrario. Dopo circa due mesi, inizieranno a spuntare le prime piantine: in questa fase sono estremamente delicate, pertanto vanno conservate all’interno del terrario, in quanto ogni minimo spostamento potrebbe esser loro fatale. Il rinvaso in singoli, nuovi, vasi potrà essere effettuato non appena le giovani piante si saranno irrobustite abbastanza da poter sopportare lo spostamento.

Moltiplicazione per talea

Questa tecnica di riproduzione è particolarmente efficace e, generalmente, conduce al successo dell’operazione. Innanzitutto, bisogna procurarsi la talea: è consigliabile scegliere il ramo apicale della pianta, da recidere trasversalmente appena sotto l’ultimo nodo fogliare (per questa operazione si consiglia di utilizzare forbici affilate e sterilizzate). Una volta ottenuto il rametto, questo va pulito dalle foglie che vi restano ancorate e, successivamente, la zona recisa è da cospargere con degli ormoni radicali in polvere (questo passaggio non è fondamentale, ma aiuta nel velocizzare il processo di crescita del nuovo esemplare). Eventualmente, si può coprire poi questa zona con un po’ di sfagno vivo, non indispensabile ma certamente utile per le sue proprietà anti-fungine.

La talea così ottenuta va, poi, interrata in un vasetto contenete il solito mix di terriccio, il quale va leggermente pressato una volta accolta la piccola porzione di pianta. Il vasetto va conservato in un luogo che possa garantirgli la giusta temperatura (superiore ai 18/20°C), un’elevata percentuale di umidità (oltre l’80%), il giusto apporto di acqua e, soprattutto, molta luce. In mancanza di un terrario, che è la soluzione migliore, si può utilizzare anche un contenitore in plastica trasparente.

A seconda della specie, infine, passerà un lasso di tempo più o meno breve prima che si scorgano nuovi punti di crescita, segno che la pianta ha messo radici.

Avversità

La Nepenthes è una piana carnivora che, se mantenuta alle giuste condizioni climatico-ambientali, non presenta la formazione di malattie particolari. Come avviene anche per le altre specie carnivore, può essere soggetta all’attacco di afidi, cocciniglie e altri parassiti, ma questi si possono prevenire evitando di bagnare eccessivamente le foglie, di lasciare ristagni nel sottovaso e di non fornirle la giusta luce/temperatura. Nel caso si manifestassero lo stesso, consigliamo la lettura della scheda “Avversità delle piante carnivore” per cercare di risolvere il problema.

Se, invece, comparissero macchie sulle foglie, potrebbe essere sintomo di un attacco fungino, pertanto si raccomanda di informarsi presso il vivaio di fiducia sui prodotti migliori da utilizzare.

Come cattura gli insetti

La trappola di questa pianta carnivora (definita “ascidio”) ha un meccanismo che può essere in qualche modo assimilato a quello della Sarracenia. Anche nel caso della Nepenthes, infatti, gli insetti vengono attratti dai colori e dal profumo dolciastro emanato dalla pianta, nonché dalla sostanza zuccherina che produce. Un ruolo fondamentale in questo processo di attrazione è giocato dal cosiddetto “peristoma“, un tessuto a forma di anello che circonda l’ingresso del tubo digerente dell’ascidio, il quale, in alcune specie, risplende nelle gamme dell’ultravioletto attirando le piccole prede (non è visibile all’occhio umano, ma è come se noi scorgessimo un falò nel buio). Gli insetti, così attratti, si posano su questo peristoma, il quale può essere considerato il fulcro della trappola: è costituito da una microstruttura di nervature disposte ad elica, che tendono a ruotare verso l’interno della “bocca” dell’ascidio.

Inoltre, questo peristoma è ricoperto da una pellicola di acqua mista a nettare, la quale crea un effetto di aquaplaning per gli insetti, che scivolano all’interno della trappola. Una volta dentro, a queste piccole prede viene impedito di risalire verso l’alto tramite la secrezione di una sostanza cerosa, e, stremate dalla fatica di risalire, si lasceranno cadere in fondo alla trappola, dove vi è un apposito liquido nel quale “annegano”. L’azione digestiva avviata dagli enzimi, infine, garantisce alla Nepenthes l’approvvigionamento delle sostanze nutritive di cui ha bisogno.