La Pinguicula è una pianta carnivora appartenente alla famiglia delle Lentibulariaceae. In natura ne esistono circa 80 specie, quasi tutte perenni, ad eccezione delle seguenti quattro, annuali: P. sharpii, P. takakii, P. crenatiloba e P. pumila. Le varie specie presentano territori d’origine diversi: 12 di queste sono originarie del continente europeo, 9 del Nord America, mentre le restanti si dividono tra America centro-meridionale, Messico e Asia settentrionale.

pinguicula

Tutte le specie formano rosette di foglie lisce, rigide e succulente, che a seconda della varietà possono raggiungere dai 2 ai 30 cm di lunghezza e forme varie. Le specie, inoltre, si possono suddividere in due gruppi a seconda del clima nel quale crescono:

  • specie tropicali: queste Pinguicule non necessitano di periodi di dormienza invernale e producono alternativamente rosette e fiori durante tutto l’anno;
  • specie temperate: essendo originarie di zone in cui gli inverni sono freddi, durante questi periodi producono particolari gemme (dette “hibernacula”), che hanno il compito di proteggere la pianta dalle basse temperature.

E negli ulteriori quattro sottogruppi seguenti:

  • specie tropicali eterofille: durante la stagione calda producono rosette di foglie carnivore, mentre durante la stagione fredda le rosette sono formate da foglie carnose e non-carnivore (alcuni esempi: P. moranensis, P. gypsicola e P. laxifolia);
  • specie tropicali omofille: le rosette sono formate da foglie carnivore, di taglia omogenea, durante tutto l’anno (un esempio: P. gigantea);
  • specie temperate eterofille: le rosette generative e vegetative appaiono diverse per taglia e forma (alcuni esempi: P. vallisneriifolia, P. lutea e P. lusitanica);
  • specie temperate omofille: le due tipologie di rosette appaiono omogenee (alcuni esempi: P. alpina, P. vulgaris e P. grandiflora; le prime due specie sono le più diffuse).

Questa pianta carnivora produce splendidi fiori colorati, posizionati su lunghi steli (questo per evitare che gli insetti impollinatori finiscano intrappolati e ingeriti), e formati da cinque petali: due inferiori e tre superiori. Cinque sono anche i sepali che costituiscono il calice. Le specie più diffuse producono generalmente fiori dai colori blu, bianco e viola; ve ne sono due, tuttavia, su cui sbocciano splendidi petali rossi (P. laueana e P. caryophyllacea).

Ambiente

pinguicula grandiflora

Fiori della Pinguicula grandiflora

Il terreno ideale per la crescita della Pinguicula è un terreno alcalino e povero di nutrienti (i quali vengono, infatti, assorbiti dagli insetti catturati). Data la loro diffusione, le varie specie si sono, comunque, adattate a vivere lungo pareti rocciose verticali, torbiere acide o suoli costituiti da gesso.

Per le specie tropicali, il mix di terreno adatto alla loro coltivazione è costituito da un 50% di torba e dal restante 50% di materiale siliceo; le specie temperate necessitano, invece, di torba, perlite, sabbia e ghiaino calcarei e vermiculite, tutti in parti uguali. Molti, tuttavia, coltivano questa pianta carnivora direttamente su rocce di tufo o calcare poroso (le radici, sottili, servono infatti solo ad assorbire l’umidità del suolo, in quanto l’apporto di nutrienti principale è fornito dalle piccole prede catturate).

Entrambe le specie gradiscono la luminosità, pertanto è consigliato esporle in luoghi freschi e luminosi, ma mai a diretto contatto coi raggi solari.

Temperatura

La temperatura ideale per lo sviluppo di questa pianta carnivora varia a seconda della specie di riferimento. Così, le specie tropicali non andranno mai esposte al freddo (non sono in grado di tollerarlo) e mantenute in un ambiente in cui la temperatura non sia inferiore agli 8°/10°C d’inverno, ma nemmeno superiore ai 30°C d’estate.

Le specie temperate, invece, sopportano bene anche temperature più rigide: la loro fascia climatica va, infatti, dai -5°C ai 25°C.

Mantenimento

Durante la stagione primaverile/estiva è bene annaffiare frequentemente la Pinguicula (aspettando che il terreno si asciughi tra un’innaffiatura e l’altra) e lasciarle un po’ d’acqua nel sottovaso. Durante la stagione fredda, invece, è sufficiente mantenere il terreno umido. Si ricorda che è importante utilizzare sempre acqua piovana o demineralizzata.

Per quanto riguarda la concimazione, come per tutte le piante carnivore questa non è necessaria, in quanto i nutrimenti vengono assorbiti al bisogno dalla digestione degli insetti catturati.

Moltiplicazione

Propagare la pianta di Pinguicula è molto semplice. La metodologia più utilizzata è la moltiplicazione per semina: i semi possono essere seminati durante tutto l’anno, a patto che siano freschi, nel mix di terreno utilizzato per la pianta adulta o anche su una roccia calcarea pura (l’importante è che sia abbastanza porosa da poterli trattenere).

Alternativamente, si può procedere alla moltiplicazione per talea: è sufficiente staccare una foglia dalla pianta madre durante il periodo primaverile e piantarla in un substrato di sfagno vivo (si può optare per la vermiculite se la pianta non gradisce un terreno acido).

Avversità

Essendo comuni a più piante carnivore, si invita a leggere la scheda “Avversità delle piante carnivore“.

Come cattura gli insetti

trappole pinguicula

Cattura di un insetto

Come per altre tipologie di piante carnivore, anche nel caso della Pinguicula la trappola è costituita dall’intera foglia. Questa è dotata di due tipologie di ghiandole: le peduncolate e le sessili. Le prime hanno il compito di secernere una sostanza mucillaginosa e appiccicosa, somigliante a piccole gocce d’acqua, in grado di attirare la preda e far sì che non possa scappare (il dimenarsi di quest’ultima, infatti, stimola ancora di più la produzione della sostanza appiccicosa). In questa fase vengono anche rilasciati i primi enzimi deputati alla digestione dei nutrienti necessari alla pianta. Inoltre, queste ghiandole sono formate da un sottilissimo gambo alla base del quale vi è un piccolo “serbatoio” d’acqua, necessaria alla produzione della sostanza vischiosa; una volta utilizzata quest’acqua, questa specie di sacchettino si svuota e fa sprofondare il punto della foglia nel quale l’insetto si trova, avvolgendolo e intrappolandolo così ulteriormente.

Le ghiandole sessili (invisibili a occhio nudo e sparse lungo tutta la superficie fogliare), invece, hanno il compito di secernere gli enzimi incaricati della vera e propria fase digestiva: finito il processo di digestione, sulla foglia rimane solamente l’esoscheletro dell’insetto. La secrezione della mucillagine e l’ingerimento dei nutrienti avviene attraverso dei piccoli fori che ricoprono la superficie della foglia (detti “lacune cuticolari”).

L’unico “difetto” di questa trappola è che, una volta svuotato il “serbatoio”, il liquido al suo interno non si rigenera, rendendo quella parte di foglia non più capace di catturare gli insetti.