Attorno alle piante carnivore aleggiano molti miti e leggende. Se, da un lato, le credenze popolari hanno reso queste piante protagoniste di pellicole horror o fantascientifiche, dall’altro sono tutt’altro che veritiere e, quindi, da sfatare.

trappola di dionaea

Mosca catturata da una Dionea

No, “carnivore” non significa che possano mangiare carne, tantomeno quella umana. Questo appellativo è stato sostituito al precedente “insettivore” in quanto non solo queste piante sono in grado di catturare insetti, ma anche altri piccoli animali, quali gli artropodi (come, ad esempio, ragnetti), e protozoi, organismi unicellulari presenti soprattutto nelle acque dolci e marine, talvolta in muschi e terreni.

Ne consegue, quindi, che in natura (e se coltivate all’esterno) la “dieta” delle piante carnivore sia rappresentata da zanzare, formiche, coccinelle, mosche, ragnetti e così via, catturati in modo del tutto autonomo senza bisogno dell’intervento umano. Decisamente niente a che vedere con pasta al ragù o prosciutto.

Cosa cambia se queste piante vengono coltivate in un ambiente chiuso, come un terrario? In questo caso, i “pasti” che normalmente questi esemplari trovano nell’ambiente che li circonda vengono a mancare. Pertanto, è consigliato fornirne loro piccole dosi ogni ventina di giorni circa (2/3 insetti al mese possono essere più che sufficienti).

In alternativa, è possibile somministrare alle piante anche i seguenti alimenti: per le Drosere si possono diluire due parti di latte parzialmente scremato in una parte di acqua e somministrare una goccia di liquido, attraverso una siringa, su 4/5 foglie (che devono essere sane e collose). Questa operazione la si può ripetere ogni due, tre settimane, prestando però attenzione a non bagnare il substrato col latte diluito.

Per il genere Nepenthes, invece, un’alternativa è rappresentata dal pollo. Attenzione, però. Non stiamo affermando che la pianta gradisca una succulenta coscia di pollo cotta al forno, magari condita con qualche patata. Ci riferiamo al petto di pollo crudo, che deve essere frullato in acqua ad osmosi inversa (le dosi consigliate sono 5 gr. di pollo in 0,5 l. d’acqua) e poi filtrato con una garza. Con l’aiuto di una siringa, poi, il liquido ottenuto va introdotto all’interno di qualche ascidio (la “brocca” della pianta) per circa 1/3 della sua altezza. Questa operazione si può ripetere una volta al mese.

Una piccola precisazione

trappola drosera

Insetto catturato da una Drosera

Il termine “mangiare” non è propriamente corretto. Le piante carnivore, infatti, non “rosicchiano” tutto il corpo della povera preda fino a farlo sparire, ma ne estraggono le sostanze nutritive (come l’azoto, il fosforo e il potassio) necessarie alla loro crescita. Vivendo in terreni acidi e poveri di nutrimenti, infatti, questi vengono ricavati proprio dalla digestione degli animaletti catturati.

Inoltre, è bene sapere che queste piante, crescendo in natura in suoli “difficili”, si sono nel tempo evolute per riuscire a sopravvivere anche in assenza di “cibo”; questo, infatti, rappresenta per loro quello che il concime rappresenta per tutte le altre tipologie di piante: è un aiuto per la crescita, ma non è indispensabile per la sopravvivenza.